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Panorama
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Flora
Flora

Calanchi
Calanchi

dall'altra, dal monte Citernella a Collicello, si può assistere ad una sorta di "concerto" vegetale, nel senso che con il variare della conformazione orografica, delle "insenature" collinari, si può passare dai boschi puri di castagno, di cerro e di carpino, fino alle tipiche strutture forestali miste di castagni, cerri, roverelle, carpini, aceri e lecci, a ricordare la vicina macchia mediterranea. In così poco spazio c'è veramente di che godere, anche a ricostruire tutto un tessuto che nasce dal passato geologico per giungere a quello storico che ha fortemente disegnato il paesaggio ma con una spontanea delicatezza da mantenerne conservata la primigenia struttura.
I coralli e le madrepore che 180 milioni di anni fa costruivano i calcari di un antico fondale marino, oggi sono il basamento di sottili suoli che mantengono in vita questa ampia superficie boscosa. Sono gli stessi calcari con i quali gli uomini del medioevo hanno costruito le case e le chiese, hanno pavimentato le piazze e realizzato le basole per le innumerevoli scalinate.
Dove termina il calcare, in alcune zone ricco anche di ammoniti e rosseggiante tanto da chiamarsi "rosso ammonitico", compare l'argilla, soprattutto sul versante a mezzogiorno, quello che digrada verso il Tevere. Con l'argilla cambia la composizione del bosco, dalla macchia mediterranea si passa ad un bosco misto di caducifoglie con roverelle, farnie, olmi, aceri e più giù, nella pianura verso il fiume, anche con pioppi, ontani e salici. Di questi antichi boschi, oggi, rimangono soltanto delle vestigia, qua e là: la gran parte della superficie è destinata ad attività agricola di sussistenza con prevalenza di uliveto. Un uliveto come quello di alcune zone dello spoletino, "rubato" in parte alla macchia mediterranea, anche con terrazzamenti, coltivato su suoli calcarei poveri ma che produce un olio tra i più prelibati d'Italia.
L'asportazione di quegli antichi boschi e le conseguenti attività agricole hanno favorito la vita di quegli insediamenti, per la verità anche importanti a giudicare dalla qualità di molte abitazioni, ma nello stesso tempo, a causa di alcuni eccessi non controllati, hanno consentito alle acque piovane di solcare le argille con formazione di calanchi. Il segno non è positivo perché è di degrado geologico, però oggi, insieme agli uliveti, rappresenta un misto tra paesaggio aspro e dolce così accattivante da queste parti.
Giù, nella valle del Tevere, non proprio adatta agli insediamenti, piuttosto ad una agricoltura più estensiva che in collina, la natura originaria è stata sempre combattuta, anche a causa delle bizzarrie del fiume che modificava molto spesso il suo corso.

 

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