Le Ville Romane       

 
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Ritrovamenti
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La dispensa dei romani
La valle del Tevere e i colli che su di essa si affacciano in epoca romana erano considerati le dispense di Roma. Olio, vino, grano, frutta venivano coltivati in un esteso sistema di ville padronali e trasportati a Roma grazie ai porti siti lungo il Tevere. La villa romana è un sistema complesso, dotato di spazi produttivi, come le macine e i magazzini, ma anche di zone di pregio, ampie e impreziosite da mosaici e affreschi, riservate all'otium dei padroni. Un tipo d'insediamento che ha avuto una sorta di proseguimento con i casali che ancora oggi caratterizzano i colli dell'Amerino.
Costruzioni belle a vedersi che, per almeno tre secoli, hanno costituito il motore dell'economia agricola della zona. Attualmente sono ambitissimi come seconda casa.
In epoca romana l'attività agricola, artigianale e commerciale delle ville nasce nel I secolo a.C. (conclusione della guerra sociale) ed è particolarmente florida in epoca imperiale (I sec.) per poi declinare con la crisi del latifondo (III sec.). L'importanza in età romana della valle del Tevere e dell'Amerino è testimoniata da numerosi autori, tra cui Plinio il Vecchio, ma anche da recenti studi. Tra questi, per continuità e ampiezza, merita menzione la campagna di scavi dell'Università di Tucson (Arizona), che ha consentito, grazie ai reperti rinvenuti, l'istituzione di un interessante antiquarium a Lugnano in Teverina, ubicato nel Palazzo Comunale. Qui si possono vedere i resti di bambini deceduti nel V secolo per la malaria e sepolti, utilizzando alcune anfore, presso una villa andata in rovina.

I ritrovamenti
A Gramignano, lungo la provinciale che da Lugnano conduce ad Attigliano, nel 1988 ebbe inizio lo scavo della villa di età imperiale abbandonata nel corso del III sec. d.C. e utilizzata, nel V sec. come luogo di sepoltura. Della villa, costruita in base a un solo, grande progetto, hanno resistito ai secoli ampi tratti dei muri perimetrali e il pavimento in mosaico policromo di quello che doveva essere uno straordinario atrio colonnato. Nei pressi di Alviano Scalo, in località Popiliano, nel 1975 sono emersi i resti di una dimora romana, attribuita a Caio Popiliano. Dell'edificio sono visibili un pavimento a mosaico e alcune pareti in opus reticolatum.

Grotte, fate e folletti
L'Amerino nasconde tesori anche nelle sue viscere. La presenza di rocce carbonatiche, molto fratturate, le condizioni idrogeologiche favorevoli, rappresentano l'ideale situazione per la formazione e l'evoluzione delle grotte carsiche. Nel solo territorio del comune di Lugnano in Teverina, grazie ad una ricognizione sistematica operata dal Gruppo Grotte Pipistrelli, ne sono state individuate sette di dimensioni rilevanti. La maggiore è la Grotta delle Fate, che si trova sul monte Ventene, presso il sentiero che conduce alla frazione di Macchie di Amelia. Secondo gli antichi racconti del focolare le fate si riunivano in questa grotta almeno due volte l'anno, nel solstizio estivo e in quello invernale, e le loro parole uscivano trasportate dalle correnti d'aria che percorrono la cavità.

 

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