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Il complesso de "La Scarzuola", uno dei luoghi più suggestivi dell’Umbria, nasce negli anni ‘50, quando l’architetto Tommaso Buzzi acquistò l’area in cui sorgeva un antico convento francescano. Si narra che San Francesco dimorò in questo luogo trovando riparo in una capanna costruita con la "scarsa", una pianta palustre da cui poi si originò il nome del convento, la Scarzuola. La storia ci racconta che il Santo piantò in questo luogo una rosa e un lauro e creò una fonte, sempre molto venerata dagli abitanti della zona. Annessa al convento è una piccola chiesa in cui si può ammirare un affresco risalente al XIII secolo, uno dei primi che ritrae il Santo in levitazione. L’architetto Tommaso Buzzi (1900-1981), uno dei più originali designer italiani del Novecento, attivo a Milano negli anni ‘20 e ‘30, acquistò il complesso per realizzare la sua cosiddetta "città ideale", o "città buzziana", realizzata nel corso di circa venti anni. Nel libro "Lettere Pensieri Appunti 1937-1979" Buzzi stesso definisce l’opera una sorta di "autobiografia in pietra". Inizialmente l’architetto restaurò il convento, quindi il giardino, trasformando quello che era stato l’orto dei frati in un meraviglioso complesso verde che rievoca il mito dell’amore di Polifilo e la sua ninfa. Questa è la "città sacra", che farà da contraltare a quella che lui chiamerà "città profana", o "Buzziana". La "Città Buzziana" sorge su un anfiteatro naturale e appare come una cittadella in tufo in cui i vari elementi sono armonicamente collegati tra loro. Si tratta di vere e proprie scene teatrali - il Teatro delle Arnie, il Teatro della Torre, il Teatro sull’Acqua, il Patio Tondo, il Patio infinito, il Teatrino sportivo e il Teatro dell’Acropoli - dalle forme stravaganti e complesse, secondo il personalissimo Neomanierismo dell’autore. Ovunque scalinate, bassorilievi e statue, sparsi tra edifici e monumenti, come percorso filosofico e labirinto esoterico.

 

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