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La breccia ossifera del Monte Peglia - la più antica presenza dell'uomo in Italia -
" ... Una mattina dell'agosto 1955 un cultore di paleontologia umana e uno studente appassionato di fossili, erano alla ricerca di ammoniti sul monte Peglia. La parte più elevata dello stesso è infatti costituita da materiali raccoltisi su di un fondo di mare nel volgere di oltre cento milioni di anni; un mare, negli abissi del quale vivevano, anzi pullulavano, dominatori incontrastati: i molluschi dalle conchiglie a spirale.
Quella mattina, però, le pendici del Peglia furono avare dei loro segreti più antichi ed i due naturalisti stavano per abbandonare le ricerche quando, nei pressi della vetta, intercalata nel calcare grigio notarono una formazione rossastra, nella quale erano presenti in abbondanza frammenti di ossa, di corna, di denti fossili, impastati da un cemento rossiccio, cosparso di cristalli di calcite.
Un saggio di scavo, compiuto il giorno successivo, conduceva alla scoperta di un gran numero di reperti, tra i quali la dentatura quasi completa di un grosso felino, estinto da quasi cinquecentomila anni, il Machairodus o "tigre dai denti a sciabola", delle dimensioni di un leone ma dalla muscolatura assai più potente, con le fauci provviste di due smisurati canini superiori, seghettati e ricurvi a forma, appunto, di sciabola.
Fu richiesto l'intervento di un geologo (Alberto Carlo Blanc) e questi, compiuto un sopralluogo insieme ai due scopritori del giacimento, rinvenne ai piedi della scarpata una pietra scheggiata, ricoperta delle stesse concrezioni che si osservavano sui denti del Machairodus.
Il giacimento, pertanto, si rivelò subito di eccezionale interesse e l'Istituto Italiano
di Paleontologia Umana, a partire del 1955, vi effettuò una serie di campagne di scavi, alle quali parteciparono anche paleontologi di fama mondiale, come il prof. Koenigswald, dell'Università di Utrecht. Mentre a prima vista poteva sembrare che la breccia ossifera riempisse una fessura del calcare aperta verso l'alto, un esame più approfondito rivelava anche formazioni stalattitiche e stalagmitiche aderenti alle pareti calcaree, quali se ne formano solo nelle caverne. Risultò chiaro che la cavità, oggi costituente un piccolo bacino calcareo aperto, fu in passato una caverna, la cui volta fu a mano a mano demolita dall'erosione e dal modellamento della superficie del monte.
Gli scavi, iniziati nel 1955, furono proseguiti, seppure saltuariamente, fino al 1968 ed hanno restituito materiale fossile, microfauna in particolare, giudicato estremamente importante dai. paleontologi. A tutt'oggi non si sono rinvenuti fossili umani ma solo i prodotti certi dell'attività umana, in quanto, oltre alla pietra scheggiata del Blanc, ne sono state trovate altre, e tali reperti costituiscono una prova inconfutabile della presenza di antichissimi esseri umani sul Peglia. Sono pietre scheggiate non fortuitamente da agenti atmosferici, come ad esempio il gelo, ma modellate intenzionalmente da una mano guidata dall'intelletto.
Una pietra impugnata come martello da una mano umana aveva impresso ad altre pietre una forma adatta a tagliare, a raschiare ed anche a uccidere. Queste pietre scheggiate, insieme ai denti del Machairodus, sono conservati presso l'Istituto Italiano di Paleontologia Umana, con sede in Roma.
Il giacimento del Peglia e i suddetti prodotti dell'attività umana si fanno risalire ai primi tempi dell'era quaternaria, o più esattamente al periodo interglaciale di Gunz-Mindel. Si tratta di risalire di molto indietro nel tempo, sull'ordine di cinquecentomila anni, più o meno.
Concludendo, ci troviamo al Peglia di fronte ad "una delle più antiche testimonianze della presenza dell'Uomo in Italia", come afferma il Blanc."
Da un articolo di Luigi Valigi, Corriere dell'Umbria, 11 giugno 1983, pag. 3.
Le fonti, per approfondire l'argomento:
- Blanc A.C., Breccia Ossifera Villafranchiana a Monte Peglia (Orvieto), "Quaternaria", II, pp. 314-315, 1955.
- Blanc A.C., Sulla Breccia Ossifera Villafranchiana del Monte Peglia, "Bollettino dell'Istituto Storico Artistico Orvietano", XII, pp. 3--12, 1956.
- Piperno, M., The Monte Peglia Lithic Industry, "Quaternaria", XVI, pp. 53--65, 1972.
- Van der Meullen A.J., Middle Pleistocene Smaller Mammals from the Monte Peglia (Orvieto, Italy), with Special Reference to the Phylogeny of Microtus (Arvicolidae, Rodentia), "Quaternaria", XVII, pp. 1--144, 1973.
- Le Origini dell'Uomo, Archeo (Inserto redazionale), n. 43, Settembre 1988.
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