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Intorno alla piazza
La chiesa di S. Fortunato rappresenta una delle più importanti opere della città.
Sorge in cima ad una suggestiva scalinata, in un'area in cui c'era nel 1000 una chiesetta annessa ad un convento benedettino: i due leoni ai lati dell'ingresso sono probabilmente parte del protiro di quella struttura primitiva.
La "gran fabbrica" inizia nel giugno 1292 e i lavori si protraggono fino al '400.
La chiesa - la più grande in Umbria dopo la Basilica di Assisi - è un esempio di chiesa-sala (Hallen Kirchen) dell'ultima architettura gotica, non d'influenza nordica come prima si era ritenuto, ma assisiate.
La facciata, incompiuta, presenta tre portali ogivali nei quali si nota grande divario stilistico, imputabile al protrarsi dei lavori; si ritiene che vi abbiano operato tre artisti: il primo quasi certamente senese, il secondo probabilmente umbro ma a conoscenza della grande scultura toscana del tempo, e un terzo piuttosto rozzo. Il portale mediano è splendido, adornato da fasci di colonnine tortili con viticci e piccole figure, eseguite con grande accuratezza e ricchezza decorativa; a fianco due nicchie con un "Gabriele" e una "Annunciata", in uno stile che ricorda quello di Jacopo della Quercia.
Il fatto che la facciata sia rimasta incompiuta è un sintomo del mutato clima civile e religioso della città, nel '400 in piena crisi: la leggenda riporta che l'autore, Giovanni Santuccio da Sporto, sarebbe stato accecato dagli orvietani timorosi di perdere il primato in magnificenza della facciata del loro Duomo.
A fianco sorge l'imponente campanile, gotico, del 1460, e nelle vicinanze l'antico convento, con un bel chiostro.
L'interno di S. Fortunato è a tre navate di uguale altezza, separate da arcate ogivali sostenute da pilastri polistili; ha volte a crociera e abside poligonale; l'altare maggiore è gotico del'300. Le pitture, certamente di livello inferiore rispetto all'architettura, sono rappresentate da alcuni affreschi trecenteschi d'influenza assisiate, un affresco quattrocentesco di Masolino da Panicale, e altre produzioni tra tardogotico e barocco.
La cripta, costruita nel 1596, ospita le reliquie dei cinque santi protettori della città - S. Fortunato, S. Callisto, S. Cassiano, S. Romana e S. Degna - e il sepolcro di Jacopone.
Uscendo da S. Fortunato e procedendo verso Porta Marzia scopriamo il quartiere medioevale più tipico e meglio conservato della città.
Ma molte altre ancora sono le bellezze di Todi: i Nicchioni Romani a piazza del Mercato Veccho; la Fonte Cesia, fatta costruire nel '600 dal vescovo Cesi; quella duecentesca detta dello Scarnabecco; la chiesetta romanica di S. Ilario, quella di S. Prassede, e le altre: S. Filippo, S. Nicolò, S. Maria in Cammuccia.
E le scalinate, le viuzze, i mille archi e le mille finestre che si aprono sulla città.
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